LOADING

Type to search

La foto nella Pop Art. Torino indaga

Le città propongono

La foto nella Pop Art. Torino indaga

studiokina 8 Settembre 2018

“CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co” dal 21 settembre al 13 gennaio a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, offrirà a Torino l’emozione di ammirare una sequenza davvero mozzafiato di opere: 150 tra quadri, fotografie, collage, grafiche che ripercorrono la storia delle reciproche influenze tra fotografia e Pop Art, il movimento che ha segnato l’arte e la cultura degli anni ’60.

La mostra prende avvio con il famoso collage “What is it that makes today’s homes so different, so appealing” di Richard Hamilton, considerata la prima opera Pop della storia, che di fatto è un collage fotografico. Così come in Italia il più celebre rappresentante di questa tendenza, Mario Schifano, ha sempre operato attraverso e con la macchina fotografica.
Le fotografie che ritraggono le icone più potenti degli anni ’60 diventano esse stesse opere e icone Pop: l’esempio più famoso è la Marilyn Monroe di Warhol, di cui in mostra verrà esposto lo storico portfolio di 10 grandi immagini del 1967 a evidenziare come la Pop Art debba alla fotografia una parte centrale della propria natura, e anche del proprio successo. La Marilyn di Warhol nasce infatti da una fotografia, come d’altronde tutte le opere del genio di Pittsburgh. E ancora la Brigitte Bardot di Gerald Laing nelle sue diverse versioni evidenzia l’utilizzo contemporaneo delle diverse tecniche, dalla fotografia al disegno alla stampa.
Guardando all’Italia, la splendida tela di Rotella “Divertiamoci”, nata da una fotografia e riprodotta meccanicamente, rappresenta la realtà vista dal finestrino di un’automobile. La fotografia di Ugo Mulas documenta la storica Biennale veneziana del 1964 e gli studi degli artisti Pop newyorchesi, e in particolare quello di Andy Warhol. Una quarantina di scatti, alcuni pressoché inediti, raccontano uno dei momenti più alti del rapporto tra fotografia e Pop Art, al confine tra documentazione e creazione.
Tornando agli artisti, Michelangelo Pistoletto, in maniera sorprendente, fa entrare lo spettatore direttamente nell’opera, con i suoi specchi ai quali la fotografia conferisce un surplus di adesione paradossale alla realtà. Così la splendida figura della “ragazza che cammina” del 1966 proveniente dalla collezione di Intesa Sanpaolo, diviene parte dell’ambiente e noi diventiamo parte dell’opera.
Un’ampia sezione della mostra sarà dedicata anche al concetto di riproduzione, di un’arte che si fonda sull’idea di uno strumento come la macchina fotografica, riconosciuto – e contestato – sin dalle sue origini per la sua natura meccanica. La macchina fotografica ha rinnovato il modo di vedere il mondo, il mondo è conosciuto e concepito attraverso le riproduzioni fotografiche, e gli artisti Pop a questo immaginario e a queste pratiche si rivolgono, per essere davvero contemporanei. È la società dei consumi e delle immagini di massa, nella quale la fotografia ha un ruolo centrale. In questa sezione si trovano alcuni dei precursori della Pop, primo fra tutti Robert Rauschenberg, del quale è esposta, tra le altre, una eccezionale grande tela realizzata a quattro mani con il fotografo italiano Gianfranco Gorgoni.

Ancora, la figura di Warhol ritorna attraverso lo strumento fotografico prediletto, la Polaroid: non solo le fotografie realizzate – quelle immagini che gli servivano per realizzare i suoi ritratti del jet set del tempo – ma anche l’oggetto “macchina” dedicata a un grande fotografo come Mimmo Jodice, che andava documentando la presenza del maestro americano a Napoli.