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Il Trittico di Ringli torna a Massa Carrara

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Il Trittico di Ringli torna a Massa Carrara

studiokina 25 Novembre 2019
Non è certo cosa di tutti i giorni ciò che sta per avverarsi ad Avenza, parrocchia di tredicimila anime in quel di Massa Carrara: riportare a casa il meraviglioso trittico commissionato nel 1438 per la chiesa ma che, da diversi secoli, non era più al suo posto.

L’opera, che è legittimo definire come capolavoro, è recentemente arrivata a Milano, alla Galleria Salamon, specializzata in dipinti di alta epoca. Matteo Salamon, che oltre che gallerista è appassionato storico dell’arte, l’ha scoperta e acquistata nel 2018 ad un’asta di Christie ’s a Londra, riportandola in Italia.
Nei secoli, l’opera è stata oggetto di molti passaggi di mano: non si sa in quale circostanza e perché sia stata tolta alla parrocchiale e alla devozione dei fedeli di Avenza, fatto sta che le prime notizie portano a Genova nella metà dell’Ottocento, città che all’epoca dominava il Massese. Sul finire del secolo la si ritrova a Roma, dove, nel metterla in vendita e facilitarne l’acquisto, il trittico venne smembrato, per la possibilità di cedere singolarmente le tre figure. Ad acquisire tutte e tre le parti fu un collezionista tedesco, poi trasferirsi in America, salvo tornare, con la sua collezione, nel 1956 in Germania. Nel 1996 il trittico, passato ad altra famiglia tedesca, venne battuto da Sotheby’s a New York. Infine la ricomparsa sul mercato a Londra e il ritorno in Italia grazie all’acquisto deciso da Matteo Salamon.
E a questo punto entra in scena il parroco della chiesa di Avenza che sceglie la domenica di Pasqua per annunciare ai fedeli l’utopia di riportare a casa le effigie dei tre santi protettori del luogo; San Pietro Apostolo, Sant’Antonio Abate e Maria Maddalena, Santo titolare della Parrocchia, il primo, mentre Sant’Antonio Abate e la Maddalena lo erano di due antichi ospedali-ospizi nati, nel territorio, a servizio dei pellegrini della via Francigena,
Nonostante il “prezzo di favore” proposto da Salamon, coinvolto anche lui in questa “folle impresa” – 160 mila euro – erano in pochi a scommettere sulla possibilità di racimolare la cifra. Don Marino, il parroco, ha fatto leva sull’orgoglio paesano ma anche sulla certezza che “l’arte e la storia appagano il cuore”.
“Il poco di molti – è stata la granitica certezza del parroco – farà molto e il giusto di altri farà il resto”.
Qualche aiuto è venuto anche da fuori parrocchia, man mano che la notizia della “folle impresa” ha cominciato a diffondersi.
Altissimo l’interesse del mondo dell’arte intorno al magnifico trittico. L’opera, ricomposta e perfettamente restaurata da Loredana Gallo, appare davvero notevolissima, come del resto aveva già notato Federico Zeri, che l’aveva ammirata in occasione dell’asta newyorkese, attribuendola al Maestro di Sant’Ivo. Il trittico è un raro “oro di metà, il fondo su cui si stagliano le tre figure è, infatti, realizzato per metà in oro e metà in argento, ottenendo così una luminosità del tutto particolare.
A commissionare, nel 1438, l’opera fu Pietro di Giovanni Ringli, castellano di origine svizzera, qui inviato da Francesco Sforza a presidiare la Francigena. All’artista, noto come Maestro di Sant’Ivo per la paternità della tavola dedicata al Santo oggi all’Accademia di Firenze, si riconducono una cinquantina di dipinti, presenti in musei del mondo. L’opera avenzanese è certamente tra le sue maggiori ed è ascrivibile alla età matura del Maestro.