LOADING

Type to search

I “fondi-oro” del tardogotico e Rinascimento in galleria a Milano

Le città propongono

I “fondi-oro” del tardogotico e Rinascimento in galleria a Milano

studiokina 24 Ottobre 2018

Non solo nei mesi, ma anche in galleria . Proprio in una galleria milanese una mostra dalla tipicità squisitamente museale dedicata al tardo medioevo e al primo Rinascimento.
La Galleria Salamon di Milano ha infatti in serbo per il prossimo mese di novembre una mostra a dir poco “preziosa” per la tipologia delle opere che esporrà e per la ricerca che la precede.
Sarà dedicata ai “fondi oro”,

La mostra “Tabula Picta. Dipinti tra Tardogotico e Rinascimento”, presso la Galleria Salamon, in Palazzo Cicogna a Milano, partirà il 23 novembre per concludersi il 1 febbraio e presenterà 15 dipinti su tavola, tutti databili tra l’ultimo quarto del Trecento e l’inizio del Cinquecento.
Quello che si svelerà agli occhi del visitatore di Palazzo Cicogna sarà un percorso articolato lungo la nostra penisola che parte dal Lazio e dalle Marche, e attraversando la Toscana, approda nel nord est senza tralasciare la Lombardia.

Ciascuna delle 15 tavole rappresenta un capitolo mai secondario della storia dell’arte nell’Italia del ‘400. Tra i Maestri presenti, il fiorentino Niccolò di Pietro Gerini, formatosi alla bottega dell’Orcagna e riferimento, a partire dagli anni ’70 del ‘300, della grande committenza fiorentina. Testimone della maggiore bottega attiva a Roma nella seconda metà del secolo fu invece Antoniazzo Romano, presente in mostra con un capolavoro della fase tarda della sua folgorante carriera. Allievo tra i più dotati del Ghirlandaio, il cosiddetto Maestro dell’Epifania di Fiesole è eccezionalmente presente con dipinto espressione di un linguaggio autonomo, che coglie con straordinaria capacità i dettami del suo maestro insieme al nuovo portato da Botticelli e Jacopo del Sellaio. Allievo, verosimilmente, del Perugino è il Maestro della Lamentazione di Scandicci, qui presente con un capolavoro che si evidenzia per la finezza del brano paesistico.

“Le opere, tutte di autori italiani, – osserva Matteo Salamon – sono accomunate anche da uno straordinario stato di conservazione, il che in un certo senso rappresenta una felice anomalia nell’ambito del collezionismo italiano. Fino a pochi anni fa, a differenza di quanto accadeva nel Regno Unito o negli USA, in Italia si privilegiava la suggestione del nome del grande artista rispetto alla qualità conservativa del dipinto”. L’autore dunque veniva considerato più importante dell’opera stessa, in ossequio a una tradizione critica che in Italia ha la sua origine nei volumi di biografie di pittori, scultori e architetti.

Un altro, e non secondario, elemento connota le opere selezionate per questa raffinatissima esposizione ed è la certezza dell’autografia: le attribuzioni, precise e inappuntabili, nascono dalle ricerche e dal contributo degli esperti di riferimento per ciascun ambito culturale e spesso dal rilievo delle pubblicazioni in cui le opere sono state inserite. Ad introdurre autorevolmente il catalogo è un saggio di Mauro Minardi mentre le schede delle opere, che per dimensioni e profondità delle ricerche occorse, assumono il carattere di brevi saggi, sono redatte da Federico Giannini. Ciascuna opere, inoltre, viene accompagnata dalla scheda di conservazione redatta da Carlotta Beccaria.