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Carpi riapre la Pinacoteca

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Carpi riapre la Pinacoteca

studiokina 21 Febbraio 2020

Nel Palazzo dei Pio, arriva la nuova Pinacoteca di Carpi, frutto di un restauro e di riallestimento nelle cosiddette Stanze del Vescovo, poste nel corpo di fabbrica che connette la porzione centrale rinascimentale del Palazzo con il quattrocentesco Torrione degli Spagnoli.

La Pinacoteca sarà raccontata dalla mostra Rare pitture. Da Guercino a Mattia Preti a Palma il Giovane, in programma dal 4 aprile al 21 giugno. un centinaio di dipinti e disegni, da anni conservati nei depositi dei Musei carpigiani. Le opere esposte in mostra andranno a integrare quelle rinascimentali già esposte nell’Appartamento nobile e nel Museo della Città, rendendo finalmente accessibile dopo tempo quasi tutta la collezione pittorica”.

Rare pitture si aprirà con alcune grandi tele, esemplificative della pittura emiliana del tardo Cinque-Seicento, di autori quali lo Scarsellino, del carpigiano Bonaventura Lamberti, di Girolamo Martinelli, di Sigismondo Caula, provenienti dalle chiese del territorio e dalle collezioni locali, affiancati da capolavori come Il Battesimo di Cristo di Denys Calvaert, L’allegoria del Vizio e della Virtù di Palma il Giovane.
Tra queste spicca La vendetta di Progne di Mattia Preti, dipinto di particolare importanza storica e iconografica, che rimanda ad altri di analogo soggetto realizzati dall’artista calabrese, primo fra tutti Il banchetto di Erode, ora a Toledo, e Le nozze di Cana della National Gallery di Londra, per i dettagli del banchetto e la ricchezza dei particolari. Il mito di Progne e Filomela, se si escludono alcune illustrazioni librarie a partire del primo Cinquecento, costituisce un soggetto rarissimo nella produzione artistica moderna. Definito nel suo svolgimento da Ovidio nelle Metamorfosi, narra la vicenda di Progne, regina di Tracia, che si vendica della violenza del marito Tereo sulla sorella Filomela con la più impensabile delle vendette: uccidono il piccolo Iti – figlio e nipote – e ne cucinano le tenere carni dandole in pasto a Tereo e mostrandogli a fine banchetto la testa esangue del bambino, come rappresentato nel dipinto carpigiano.

La rassegna prosegue con la sezione dal titolo Copie da… la grande pittura del Cinque-Seicento a Carpi, che ripropone copie coeve di grande qualità delle opere più celebri dei pittori di scuola bolognese, da Guercino ai Carracci, ma anche del Correggio e di Giorgione. A questi si aggiunge un nucleo di lavori di notevole valore provenienti da collezioni private, di ambito romano o toscano.

I ritratti occupano una parte consistente nella collezione carpigiana; qui si trovano dipinti che legano un ampio arco temporale che dal Seicento giunge fino ai primi del Novecento: dal Filosofo, attribuito a Jusepe de Ribera al Ritratto di giovane donna di Orfeo Messori, passando attraverso opere di grande raffinatezza, come il Ritratto di principessa di casa Pio di scuola emiliana del XVI secolo, il Ritratto di Francesco IV d’Este di Luigi Manzini o ancora il Ritratto di Ciro Menotti di Geminiano Vincenzi.