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A Venezia le foto di Lartigue

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A Venezia le foto di Lartigue

studiokina 28 Gennaio 2020

La Casa dei Tre Oci di Venezia ospita dal 29 febbraio al 12 giugno 2020, la più ampia retrospettiva mai organizzata in Italia, dedicata al fotografo francese Jacques Henri Lartigue (1894-1986).

La mostra, dal titolo L’invenzione della felicità, presenta 120 immagini, di cui 55 inedite, tutte provenienti dagli album fotografici che Lartigue stesso compilava, dei quali saranno esposte alcune pagine in fac-simile. A queste si aggiungono alcuni materiali d’archivio, libri come il Diary of the Century, riviste dell’epoca, un diaporama con le pagine degli album, tre stereoscopie con immagini dove sono protagonisti la neve e eleganti scenari parigini. Questi documenti ripercorrono l’intera sua carriera, dagli esordi dei primi del ‘900 fino agli anni ’80 e ricostruiscono il racconto della sua scoperta come fotografo

Fu nel 1963, ormai settantenne, che il grande pubblico si accorse di lui e gli decretò il giusto riconoscimento, dopo che il MoMa – Museum of Modern Art di New York gli dedicò una personale, curata da John Szarkowski, da poco nominato direttore del dipartimento di fotografia.

Il percorso ruoterà proprio attorno alla rassegna tenuta al museo newyorkese, nella quale si presentarono i suoi primi scatti, realizzati nel periodo anteriore alla prima guerra mondiale, che contribuirono a renderlo famoso come l’enfant prodige della fotografia. Questi traggono ispirazione dal suo ambiente visivo, quello della Belle Époque, della ricca borghesia parigina, ovvero delle corse di automobili e di motociclette, delle competizioni ippiche ad Auteuil, affollate da donne eleganti, oltre che dai giornali e dalle riviste illustrate.

A seguito del successo ottenuto con la mostra al MoMa, verso la fine degli anni sessanta, Lartigue incontrò sulla sua strada Richard Avedon e Hiro, due tra i più influenti fotografi di moda di allora, che si appassionarono immediatamente alla sua arte.
Avedon, in particolare, gli chiese di scavare nel suo archivio per riportare alla luce alcuni scatti al fine di creare un ‘giornale’ fotografico. La selezione di queste immagini, fatta dallo stesso Avedon e da Bea Feitler, photoeditor di Harper’s magazine, portò alla pubblicazione del volume, nel 1970, Diary of a Century che lo consacrò definitivamente tra i grandi della fotografia del Novecento.

Le ultime sezioni si concentreranno sugli anni ’70 e’80, segnati dalle collaborazioni con il mondo del cinema, dove lavorò come fotografo di scena per numerosi film, e della moda. L’occhio di Lartigue, tuttavia, riuscì a non allontanarsi mai dalla vita di tutti i giorni, immortalando sempre alcuni suoi dettagli ironici e curiosi.
Jacques Henri Lartigue nasce il 13 giugno del 1894 a Courbevoie (nella regione dell’Île de France) da una famiglia facoltosa, il padre Henri è un uomo d’affari appassionato di fotografia. Nel 1899 la famiglia si trasferisce a Parigi.
Nel 1902 all’età di sette anni, Lartigue riceve in regalo dal padre la sua prima macchina fotografica. La sua attività di fotografo inizia qui: scatta e sviluppa le proprie foto dapprima con l’aiuto del genitore e subito dopo da solo. Ritrae il mondo che gli sta attorno, parenti, amici e, più in generale, la quotidianità della borghesia.
A partire dal 1904 inizia con alcuni esperimenti fotografici. L’esempio più rappresentativo di queste prove è costituito dalle sovrimpressioni per creare foto di “pseudo fantasmi”. Automobili e aeroplani, ma più in generale il movimento, diverranno poi tra i soggetti preferiti da Lartigue.
In questi anni comincia a delinearsi la filosofia che poi caratterizzerà tutta la sua vita: il culto della felicità, la ricerca di un idillio che non possa essere turbato da traumi profondi. Tale ideale, che si rispecchia a pieno con il periodo della Belle Époque, viene rappresentato dalle fotografie di serate mondane e eleganti dame a passeggio al Bois de Boulogne, che lo interessano fin da giovane.
Parallelamente in piena prima guerra mondiale, Lartigue decide di dedicarsi alla pittura. In questi anni, lavora anche come scenografo, illustratore e fotografo di scena, iniziando a frequentare personalità di spicco del mondo dell’arte e cinema.