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A Padova De Lucchi sfida Penone con l’Albero degli Alberi

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A Padova De Lucchi sfida Penone con l’Albero degli Alberi

studiokina 16 Marzo 2019

Forse il confronto non è il più appropriato ma sta di fatto che l’opera visibile da oggi a Padova di De Lucchi richiama in maniera inconfondibile quegli alberi che Penone, uno dei protagonisti dell’Arte Povera italiana, ha disseminato nel mondo, dal Brasile agli Emirati Arabi.
A pochi metri dal primo Platano orientale giunto in Italia nel 1680, nell’Arboreto dell’Orto Botanico dell’Università di Padova è cresciuto l’Albero degli Alberi.
Creato da Michele De Lucchi che, per questa sua istallazione, ha ottenuto e messo insieme tronchi e rami di decine di alberi di diverse essenze – faggio, abete rosso, larice, frassino, tiglio e nocciolo – provenienti dalle vallate del bellunese e del Trentino. Alberi abbattuti da Vaia, la terribile tempesta che lo scorso ottobre ha divelto boschi tra i più belli d’Europa, stravolgendo il paesaggio di 40.000 ettari di territorio montano.
Alberi che, come recita il titolo dell’istallazione, hanno oggi “Radici al vento, testa nella terra”.

Dall’incontro, meglio dall’incastro, di questi “resti” è nato un albero totem che, simbolicamente, ridà dignità e forma a quei 14 milioni di alberi, molti dei quali testimoniavano secoli di storia del mondo, abbattuti nel giro di poche ore. Le sue radici sono sospese nell’aria, sembrano volare, sopra uno specchio d’acqua che “rimanda al mare maldestramente surriscaldato dagli effetti dell’inquinamento atmosferico” spiega De Lucchi.
E’ una testimonianza che l’Orto Botanico patavino, il più antico al mondo e Patrimonio dell’Umanità, rivolge ai visitatori.

L’Albero degli Alberi resterà all’Orto Botanico sino al gennaio 2020. E, come è naturale, gradualmente venti, piogge e sole modificheranno la sua forma, perderà rami e radici. Resterà invece forte il simbolo.
E’ di notte che l’Albero degli Alberi sembra prendere vigore. I suoi rami rinsecchiti e ormai sterili, illuminati dalla luna, sembrano riprendere vita. A simboleggiare la luce della speranza e della fede nella Natura e nel suo infinito, salvifico potere di rigenerazione.
Ciò che l’Orto Botanico suggerisce ai suoi visitatori – si legge in una nota – è un impegno morale e materiale a ricostruire ciò che è andato perduto.
Chi lo vorrà potrà offrire anche un solo euro che andrà a finanziare un preciso progetto di rigenerazione naturale. Riceverà in cambio un frammento di uno dei tanti alberi che c’erano e non ci sono più.
La realizzazione dell’opera, in mostra all’Orto botanico di Padova a partire da oggi e fino al 5 gennaio 2020, è stata possibile grazie alla collaborazione con Arte Sella e le istituzioni dei territori coinvolti che hanno contribuito a reperire il materiale arboreo.