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A confronto al Mart l’iperealismo di Ventrone e la luce di Caravaggio

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A confronto al Mart l’iperealismo di Ventrone e la luce di Caravaggio

studiokina 8 Ottobre 2020

Le nature morte iperealistiche di Luciano Ventrone, divenuto famoso per il suo virtuosismo e per le stupefacenti riproduzioni in pittura di una realtà che appare più vera del vero, innestano un dialogo indubbiamente stimolante in rapporto con l’opera di Caravaggio, laddove nelle opere di questi e di Ventrone – definito da Federico Zeri “il Caravaggio del ventesimo secolo” – si evidenziano, secondo Victoria Noel-Johnson curatrice della mostra al Mart, diversi ma complementari approcci al “non vero”: una percezione sottilmente velata di una realtà superiore,
Dal 9 ottobre, la mostra “Luciano Ventrone. La grande illusione”, ideata da Vittorio Sgarbi e Lorenzo Zichichi e concepita con le sue 18 opere tematiche come un Focus nell’ambito dell’esposizione “Caravaggio. Il contemporaneo” – con cui il Presidente del Mart di Rovereto intende mettere in luce la l’assoluta attualità del Maestro lombardo per gli artisti e le società contemporanei – diventa l’occasione più appropriata per indagare questo singolare rapporto.

Una riflessione che si fa ancora più interessante grazie al medium, alla giustapposizione nella mostra ventroniana, dell’Allegoria della Primavera oggi riconosciuta come opera a quattro mani del Maestro di Hartford e di Carlo Saraceni (inizi del XVII secolo), ma negli anni Settanta attribuita dallo stesso Zeri, con un’ipotesi rivoluzionaria, a un giovane Caravaggi

Le assonanze e i richiami a Caravaggio non mancano, come il richiamo puramente compositivo e stilistico di talune nature morte esposte al Mart – Solo per caso (2010), Il dono di Bacco (2011) e Strani compagni (2012) al “Canestro di frutta” di Caravaggio; ma l’artista mira a bilanciare questi richiami sviluppando – come scrive la curatrice nel catalogo edito da Il Cigno GG Edizioni, Roma – “un tipo di natura morta altamente unico, che vede l’applicazione di luce e colore come fulcro catalitico in grado di convertire gli apparentemente ordinari soggetti della tela in una visione impressionante di “non vero” metafisico”.

Sono dunque le distinzioni nell’approccio di luce e colore tra Ventrone e Caravaggio che vanno segnalate: da un lato l’uso drammatico, teatrale, emotivo dell’illuminazione da parte del Merisi, dall’altro la luce immanente in cui Ventrone immerge i suoi frutti e fiori: un luce che risiede all’interno e irradia verso l’esterno, diventando sostanza integrante di ciò che illumina.

Una luce che secondo la Noel-Johnson esalta il colore, facendo assumere alle sue tonalità proporzioni quasi magnetiche e ipnotiche, trasformando oggetti di uso quotidiano “in elementi soprannaturali”.